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Scudi GRECI

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1 Scudi GRECI il Lun Lug 04, 2011 12:04 pm

... da un articolo apparso su D&P n. 13 - primavera 2003:

ARTE, TECNICA, MITO NELLA GUERRA DEGLI ANTICHI GRECI
di Barbara Rinaudo

... ...

Stemmi, simboli e miti
Un aspetto interessante della moderna ricerca storica è il tentativo fatto dagli studiosi di collegare le tipologie di alcuni stemmi a determinate città.
Sparta, ad esempio utilizzò per prima come proprio simbolo l’iniziale del suo nome.
La lettera L-lambda, e da qui si diffuse questa abitudine ad altre città.
Così i Sicioni avevano sui loro scudi la lettera S-sigma e gli abitanti di Messene la Mm i (vedi figura 1c, 1d e figura 2a).
Sembra che Samo fosse la seconda città, dopo Sparta, ad aver introdotto uno stemma distintivo; la testa di leone era, presumibilmente, il simbolo della città, come è attestato da molte monete risalenti aI VI secolo a.C. (figura 2b).
Anche Mantinea aveva un proprio simbolo (figura 2c); il tridente di Poseidone, divinità patrona della città, di uso comune durante la metà del V secolo a.C., come ci suggerisce Bacchilide.
Le testimonianze più numerose sono, però, quelle che riguardano Atene.
In origine, probabilmente, erano molto diffusi stemmi legati alle singole famiglie, come, per esempio, le tre gambe unite (triskeles), che sappiamo essere il biasone della potente famiglia aristocratica degli Alcmeonidi (figura 2d).
Dopo la riforma costituzionale di Clistene (508 a.C.), le famiglie nobili persero potere e prestigio e, di conseguenza, si cominciò a dipingere sugli scudi un’unica figura: la Medusa (figura 3a).
Secondo il mito, essa, una delle tre Gorgoni, era un mostro dagli occhi di fuoco, serpenti come capelli, grosse zanne al posto dei denti e aveva il potere di pietrificare con lo sguardo chiunque la guardasse.
Fu decapitata da Perseo, il quale ne affidò la testa alla dea Atena, che a sua volta la fissò sul proprio scudo per pietrificare i nemici.
Da qui il collegamento tra la città e la Medusa.
Nell’epoca dei Diadochi (i successori di Alessandro Magno) anche Atene prenderà come simbolo la stella macedone.
Più controversa, invece, è l’interpretazione dell’uso della lettera A-alfa (figura 3b).
Secondo alcuni studiosi essa era raffigurata sugli scudi ateniesi in alternativa alla Medusa; altri, basandosi su scene dipinte su vasi, sostengono che questi hoploi venissero utilizzati non in guerra, ma nelle gare di corsa con elmo e scudo (oplitodromoi), che simulavano, appunto, i combattimenti degli opliti.
Dalle fonti letterarie e archeologiche traiamo notizie sugli scudi di due illustri cittadini ateniesi.
Il primo è Alcibiade: Plutarco (Vita di Alcibiade, 16) ci informa che lo stratega possedeva uno scudo raffigurante Eros armato di una saetta, simbolo che non presenta alcun legame con la famiglia; non abbiamo, purtroppo, alcuna rappresentazione di un tale tipo di blasone.
L’altro caso interessante è quello di Demostene: l’oratore combatté a Cheronea (338 a.C.) con uno scudo su cui erano dipinte delle parole, fatto che costituisce un unicum nella storia greca.
L’iscrizione, a lettere d’oro, diceva: Buona fortuna.
Una possibile ricostruzione è mostrata in figura 3c.
Tra le raffigurazioni riportate sugli scudi oplitici appare spesso l’idra (figura 3d), un serpente d’acqua che sembra collegato alla città di Argo.
Secondo i tragediografi Eschilo, Sofocle ed Euripide, gli Argivi combattevano con scudi dipinti di bianco, ma commentatori successivi sostengono che già Adrasto, re di Argo che secondo il mito partecipò alla spedizione dei sette contro Tebe, aveva posto come segno di riconoscimento sul proprio scudo l’idra.
La leggenda narra che questo mostro dalle nove teste infestava in tempi antichissimi il territorio vicino a Lerna, nell’Argolide e fu poi ucciso da Eracle: questo spiegherebbe perché gli Argivi dipingevano l’idra sui loro hoploi.


Un altro motivo decorativo legato ad una città è la dava, presente sugli scudi dei Tebani (figura 4a).
Questa era il simbolo di Eracle, figlio di Zeus e della mortale Alcmena, che visse appunto a Tebe, dove ebbe un culto quasi divino.
Sappiamo da diverse testimonianze, che nella battaglia di Mrnrjni del 362 a.C. la clava era stata posta anche sugli scudi degli alleati arcadi.
Su altri scudi è raffigurato il cavallo alato Pegaso, uscito dalla testa di Medusa, quando questa fu decapitata da Perseo (figura 4b).
Secondo il mito Atena regalò il cavallo a Bellerofonte, che se ne servì per uccidere la Chimera.
L’uomo, figlio di Poseidone e di Aurimeda, aveva ucciso il tiranno della sua città, Corinto, e per espiare questa colpa fu sottoposto a diverse prove.
E’ probabile, quindi, che la figura del cavallo alato sia da riferire alla città di Corinto.
Su qualche vaso o moneta appare anche la raffigurazione della testa di un toro che, però, non sembra legata ad una città in particolare (figura 4c).
Troviamo questo simbolo, infatti, su una moneta di Focea e, d’altra parte, anche Silio Italico (scrittore latino del I secolo d.C.) nel suo poema Punica racconta che, durante la seconda che, durante la seconda guerra punica, un cavaliere di Agrigento aveva una testa di toro dipinta sullo scudo.
Altro motivo ricorrente è il tripode, un braciere a tre gambe che si trovava nel santuario di Apollo a Delfi ed era il simbolo della profezia esercitata dall’oracolo del dio (figura 4d).
Nessuna fonte, però, indica con certezza che il tripode fosse posto soltanto sugli scudi degli abitanti di questa città.
Anche l’aquila, simbolo di Zeus, è un tipico emblema (figura 5a): essa è normalmente raffigurata in molte monete dell’Elide quale blasone distintivo degli scudi oplitici con chiaro
riferimento a Zeus, patrono della città di Olimpia, capoluogo della regione.
In età ellenistica, come già detto, si diffuse la stella macedone a Otto punte in diverse varianti.
La figura 5b riporta il più antico esempio di stemma macedone, proveniente da una tomba dell’inizio del IV secolo a.C.
Non possediamo purtroppo gli stemmi di Filippo e Alessandro, ma abbiamo, comunque, un esempio su moneta (figura 5c) di un simbolo dell’epoca alessandrina.
Ci è pervenuto invece, il motivo dipinto sullo scudo di Pirro, re dell’Epiro (figura 5d).

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2 Opliti da Taranto il Gio Dic 11, 2014 8:38 am

Vorrei costruire un esercito greco per Armati II. Era supposta Antiquity. Ho già l'esercito Lucani/Campani/Apuliesi, e voglio un avversario attraente. Ho deciso per Taranto.
La mia domanda è: Ho letto che il opliti da Taranto aveva dipinto i loro scudi in colore bianco. È corretto? Se è corretto, da quale anno?

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